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Il Museo di Sanxingdui, situato nella città di Guanghan, a 40 km da Chengdu.

Il Museo di Sanxingdui espone una vasta collezione di reperti rinvenuti nella capitale dell'antica Shu, una civiltà perduta di oltre 4.000 anni fa.

La scoperta di Sanxingdui precede di 2.000 anni la storia del Sichuan. La città perduta di Sanxingdui è riconosciuta come uno dei resti antichi più importanti della Cina e del mondo per le sue vaste dimensioni, età e contenuti culturali.

La foto del primo scavo del 1934. L'archeologo americano Graham riuscì a datare i primi reperti rinvenuti, scoprendo quella che si rivelerà poi essere la misteriosa civiltà del Regno di Shu.

Miniatura in bronzo di una figura umana stilizzata.

Un grande blocco di giada grezza. La giada veniva intagliata per creare lame e asce, ma non si trattava di armi da combattimento, bensì di oggetti cerimoniali e rituali.

Il Museo di Sanxingdui. La grande figura in bronzo risale a circa 3000 anni fa ed è tra le scoperte più significative dell'antico Regno Shu.

Un gran numero di maschere in bronzo e altrettante tipologie sono state rinvenute nelle fosse sacrificali del sito di Sanxingdui.

Una maschera in bronzo con occhi sporgenti, rinvenuta nei siti sacrificali di Sanxingdui. Si ritiene che la maschera rappresenti Cancong, il leggendario primo sovrano del regno Shu.

La Grande Statua in bronzo del sito archeologico di Sanxingdui è soprannominata il "re delle statue di bronzo" per le sue imponenti dimensioni.

Una testa umana in bronzo con rivestimento in lamina d'oro.

Lo scettro d'oro della cultura Sanxingdui: il bastone d'oro più antico del mondo, datato tra 3.000 e 5.000 anni fa.

Una gigantesca maschera in bronzo. Si ritiene che essa rappresenti divinità ancestrali, dell'antico regno di Shu, e che fosse oggetto di venerazione all'interno delle sale dei templi.

L'Albero Sacro in bronzo del Museo Sanxingdui, racchiuso dentro un cilindro di cristallo. Alto quasi 4 metri, l'albero cresce su una base scolpita con motivi di sole e nuvole, e sui suoi 9 rami ci sono 9 uccelli sacri e 27 frutti.

A Kangding visitiamo il Museo della Prefettura Autonoma Tibetana di Garzê, che espone reperti dedicati alla storia e alla cultura tibetana. Molte le fotografie e i cimeli storici legati al passaggio della Lunga Marcia dell'Esercito Rosso cinese in questa regione, cuscinetto tra la Cina continentale e l'altopiano tibetano.

All'ingresso del museo di Kangding una grande scultura raffigura una famiglia tibetana in abiti tradizionali. Infatti il museo mette in mostra la cultura Kham, con i suoi costumi, la storia e lo sviluppo sociale della regione.

Un monumento commemorativo dedicato al Partito Comunista Cinese, che raffigura soldati dell'Esercito Popolare di Liberazione.

Il monumento in bronzo raffigura un incontro storico, avvenuto nel 1935 nella prefettura di Garzê, tra leader comunisti e figure religiose tibetane. La scena vuole simboleggiare l'alleanza tra la Lunga Marcia dell'Armata Rossa e la comunità locale.

Un'immagine storica del Ponte di Luding sul fiume Dadu. Costruito originariamente durante la dinastia Qing nel 1706, il ponte è costituito da 13 pesanti catene di ferro che sostengono una passerella di legno.

Il Ponte di Luding è un noto sito storico, teatro di una battaglia decisiva durante la Lunga Marcia del 1935, dove i soldati dell'Armata Rossa attraversarono il ponte sotto il fuoco nemico. La struttura originale era un ponte di sole catene che, durante la battaglia, fu privato della maggior parte delle tavole di legno.

Il tesoro culturale del museo di Kangding è questa tenda: un reperto storico risalente a circa 400 anni fa, appartenuta al capo mongolo Gushri Khan. La tenda è stata realizzata con 108 pelli di tigre, insieme a pelli di leopardo, lontra e orso.

La base è adornata con migliaia di conchiglie cipree, applicate con motivi geometrici su un velluto rosso.

Ricostruzione di una grande sala-soggiorno nello stile delle abitazioni di Daofu.

Il museo di Kangding vuole rappresentare scene di vita quotidiana, con particolare evidenza ai costumi tradizionali e i reperti storici dei nomadi e degli agricoltori della regione.

Un diorama raffigura lama e sacerdoti tibetani nei loro tipici abiti tradizionali.

Copricapi femminili con motivi floreali. Il tessuto scuro fa risaltare il ricamo intricato e i colori vivaci.

Una grande ruota di preghiera tibetana in bronzo, incisa con mantra sacri e simboli tradizionali. All'interno del cilindro rotante si trovano solitamente centinaia di mantra scritti, e si ritiene che far girare queste ruote abbia lo stesso effetto benefico della recitazione dei mantra.
