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Quando ci si lascia alle spalle la città di Chengdu, capoluogo della provincia del Sichuan, e si prende la strada provinciale che attraversa l’area tibetana del Kham, ci si immerge subito in un paesaggio fatto di foreste, dal colore verde scuro. Da qui spuntano le prime cime innevate delle catene montuose, che ci accompagneranno ovunque, in questo viaggio on the road, nella parte nord-occidentale della provincia del Sichuan.

Il Tibet è una regione molto più vasta di quel che si pensi, in quanto racchiude tutte le aree dell’Altopiano Tibetano, di cui sono nativi i popoli tibetani. In effetti, il Tibet comprende ben cinque province, ora tutte inglobate dalla Cina, la cui occupazione è iniziata nel 1950. Una di queste province è la parte nord-occidentale del Sichuan, quella che stiamo visitando.

Appena si entra in territorio tibetano, si è accolti dai Lung-Ta, le tipiche bandierine tibetane utilizzate nel buddhismo per diffondere benedizioni nell'aria.
Durante la grande rivoluzione culturale, l'uso delle bandiere di preghiera fu scoraggiato ma non del tutto eliminato, per questo sono diffuse in tutta la regione tibetana.

A 220 km da Chengdu, circa 4 ore di viaggio in auto, si trova la Shuangqiao Valley (Valle del Doppio Ponte), la più lunga e accessibile delle tre valli che compongono il magnifico Parco Nazionale del Monte Siguniang.

Il Monte Siguniang Shan è conosciuto come il Monte delle Quattro Sorelle, per i suoi quattro picchi continui, che superano i 5000 metri di altezza. Ogni cima, ricoperta di neve per tutto l'anno, rappresenterebbe una delle quattro sorelle. Il picco Yaomei Feng è la cima più alta, che culmina a 6250 m di altezza.

Dato che la Shuangqiao Valley varia dai 3.200 ai 3.850 metri, è considerata un’ottima base per acclimatarsi, infatti a queste altezze è fondamentale fare attenzione al mal di montagna. La valle si presenta non solo come uno splendido scenario naturale, ma conserva anche le usanze popolari e le consuetudini religiose tibetane. In primo piano si trova una pietra Mani, un masso su cui è scolpita e dipinta la tipica preghiera tibetana, il mantra "Om Mani Padme Hum". Di fianco sono allineati alcuni Chorten, piccole strutture sacre bianche che simboleggiano la mente del Buddha.

La caratteristica struttura di uno Stupa bianco e, in primo piano, un ammasso di pietre sacre, note come "Mani stones", su cui i tibetani incidono preghiere che lasciano in apparente disordine nei luoghi sacri.

Il lago Sigu Natso, nel Parco Nazionale del Monte Siguniang. Gli alberi spogli, parzialmente sommersi dall'acqua, creano un'atmosfera suggestiva, come di una "foresta fantasma".

Animali rari vivono nella gola dell'altopiano del Qinghai-Tibet. Questa vasta zona è stata approvata come Parco geologico nazionale, inserito dall'UNESCO nell'elenco del patrimonio mondiale dell'habitat del panda del Sichuan.
In particolare, questo luogo è chiamato Shenshuping, Terra con l'albero di Dio, perché si crede che questi alberi siano stati piantati dagli uomini per volere di Dio. L'età di questo albero, nella foto, è stimata di oltre 400 anni, secondo le analisi dei botanici.

Tra le risorse animali, il più famoso è il panda gigante. Una delle prime riserve naturali cinesi e il più grande centro di conservazione e riproduzione dei panda giganti è la Riserva Naturale Nazionale di Wolong, situata nella terza zona panoramica dei Monti Guniang. I panda sono considerati tesori nazionali cinesi.

Nella Riserva di Wolong vivono circa 80 panda giganti. Purtroppo, a causa della diminuzione delle foreste di bambù, il loro habitat è circoscritto a poche zone della Cina centro occidentale, e oggi, grazie a queste riserve, i panda giganti vivono principalmente nella Provincia dello Sichuan (vicino a Chengdu e i Monti Min). Non si tratta di zoo, ma di centri dove i panda vengono allevati fino a quando sono pronti per essere lasciati liberi in natura.

Un esemplare adulto di panda gigante passa circa 14 ore della sua giornata a mangiare, e la sua alimentazione è composta da bambù. Il bambù però ha scarse proprietà nutritive, quindi un panda adulto deve mangiarne dai 12 ai 38 kg al giorno per nutrirsi: questo è il motivo per cui i panda giganti passano la loro vita mangiando bambù e dormendo. Una nota curiosa riguarda i suoni che questi orsi emettono, in quanto, a seconda delle emozioni che vogliono esprimere, a volte ricordano l’abbaio di un cane, a volte il verso di un uccello, oppure il gridolìo di un piccolo mammifero.

La nostra prossima tappa è la località di Balang Shan, nella Prefettura Autonoma Tibetana di Garzê, tra la Riserva di Wolong e la città di Rilong. Percorriamo il tunnel di Balang, evitando così la tortuosa strada che attraversa il passo di Balang, che supera i 5.000 m di altitudine.

Siamo sul monte Kazira. Da questa cima la vista è a 360° e il panorama è impressionante. L'imponente catena montuosa di Balang si estende a perdita d'occhio e si ha l'impressione di toccare il cielo.

Ci troviamo ad una quota elevata. I tibetani tengono i visi coperti per ripararsi dalle sferzate dei venti che soffiano costanti in alta quota.

Le praterie si estendono a perdita d'occhio, con i colori cangianti dell'erba e punteggiate in lontananza da mandrie di yak.

Bandiere di preghiera tibetane a forma di capanna. Questa disposizione geometrica permette alle funi di bandiere di catturare il vento da qualsiasi direzione arrivi, e quindi propagare i mantra ovunque. La figura piramidale di queste bandiere ricalca la sagoma di una vetta montuosa. Le montagne sono infatti considerate i punti più vicini al cielo.

Le funi delle bandiere, viste da qui, sembrano come tanti fasci stesi a collegare la terra con il cielo.

Ci rimettiamo in marcia e stiamo per arrivare a Tagong, zona di praterie e di immensi pascoli estivi, che si trovano a un'altitudine che oscilla tra i 3.700 e i 4.000 metri.

Il paesaggio di Tagong è dominato da praterie ondulate che si estendono per centinaia di chilometri. In primavera, da aprile a maggio, queste terre si trasformano in un tappeto verde punteggiato di erbe selvatiche, mandrie di yak al pascolo e tende nere dei nomadi.

Ad aprile i cieli sono tersi e il clima è fresco. Le donne tengono il viso coperto per proteggersi dalle intense radiazioni ultraviolette.

I volti dei bambini contrastano con il rosso acceso delle loro guance, esposte al vento e al sole.

L'ospitalità dei tibetani è leggendaria: è basata sull'accoglienza senza riserve del viandante, condividendo con naturalezza quello che hanno.

Lasciate le praterie, il nostro itinerario prosegue verso Kanding, a circa 75 km da Tagong.

Il lago Siding Tso, affascinante lago alpino a 4.260 metri di altitudine. Una gemma nascosta nell'altopiano del Kangba. Le sue acque cristalline creano un effetto specchio, riflettendo il cielo e le vette circostanti.

Il passo Zheduo Shan a un'altitudine di 4.298 metri. La strada è molto ripida, in lingua tibetana "Zheduo" significa tortuoso, descrivendo perfettamente i ripidi tornanti che la caratterizzano.

A Kanding anche in piena estate le temperature possono essere molto rigide e il vento soffia forte.

Una scalinata, con infiniti gradini, porta sulle vette circostanti da cui, nelle giornate limpide, si può ammirare la sagoma del monte Gongga Shan (7.560 m), noto come il "Re del Sichuan".
