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Yerevan è la capitale dell'Armenia e la Piazza della Repubblica è il cuore di Erevan e il fulcro del piano urbanistico dell’architetto Alexander Tamanyan, sviluppato durante il periodo della dominazione sovietica (1921-1991).

In Piazza della Repubblica, circondata dagli edifici più belli di Yerevan, lo stile staliniano incontra l’architettura armena.

La Piazza, caratterizzata da edifici neoclassici, colonnati e fontane, ospita tra i più importanti edifici cittadini, come la sede del Governo, il Museo di storia dell’Armenia e la Galleria nazionale.

Questa piazza è il luogo più frequentato di Yerevan. Nei mesi più caldi è anche il luogo più fresco, grazie alle sue grandi fontane e alle numerose fontanelle, risorsa utile per dissetarsi in città.

L’edificio del Museo di Stato di Storia Armena è un gioiello architettonico che riflette lo stile nazionale dell’Armenia.

Il Museo di Storia Armena è tra i più importanti musei dell’ex Unione Sovietica.
La copia della statua del re Gagik I, posta all'ingresso del museo.

Il Museo di Storia dell’Armenia è il maggior tesoro storico del paese. Qui è in mostra la storia dell’altipiano armeno dal Paleolitico ai giorni nostri.

La porta meridionale della chiesa dei Santi Apostoli, in legno scolpito, preservata dal Monastero di Sevan.

Iscrizione ritrovata nella costruzione di una tipografia: la prima tipografia armena, anno 1771.

Il Museo ospita una straordinaria collezione di manufatti come questa preziosa mitra vescovile.

Abito di bambino in seta, datato 12°-13° secolo.

La Galleria accoglie opere di arte antica e medievale, fino all'arte degli anni del periodo sovietico.

L'interno della galleria che si sviluppa sue sei piani.

L'introduzione del cristianesimo in Armenia ebbe luogo tra il I e il II secolo, furono gli apostoli Bartolomeo e Taddeo ad avere un ruolo fondamentale nella diffusione del cristianesimo in Armenia.

L'adozione del cristianesimo segnò una svolta significativa nella storia del popolo armeno, stabilendo le basi spirituali e ideologiche che di fatto separarono l'Armenia sia dalla Persia zoroastriana che dalla Roma pagana.

Una sala espositiva di arte contemporanea.

Una sala espositiva di arte contemporanea.

Ritratto di Lenin del 1933, autore Kuzma Petrov.

La Moschea Blu, l’unica rimasta in piedi in tutta l’Armenia, salvatasi durante le distruzioni dell’epoca sovietica. Ora è tornata al suo antico splendore e restituita al culto della minoranza musulmana di rito sciita d’Armenia.

Il minareto è l’unico superstite dei quattro originari della moschea, tre dei quali furono demoliti dopo il 1945.

Il viale d'ingresso alla Cattedrale di Echmiatsin è sormontato da un arco in pietra dove è rappresentato l’incontro dei due eroi che stanno alla base degli eventi storici dell’Armenia: Gregorio L’Illuminatore e il re Tiridate III.

Questo luogo è chiamato la Santa Sede. Qui risiede il Catholicos, capo della Chiesa apostolica armena.

Il nome della Cattedrale significa "L’Unigenito è sceso", in ricordo della visione avuta da S. Gregorio L’Illuminatore di costruire in questo luogo la Cattedrale, sul sito di un antico tempio pagano.

L'impianto cruciforme dell'interno, con quattro absidi e una cupola centrale sorretta da quattro pilastri.

La cattedrale di Echmiatsin suggella la conversione del Paese, che si consolida nel 301, al tempo di san Gregorio L’Illuminatore.
In questa epoca, il re Tiridate III concede all'Armenia il titolo di “primo regno cristiano della storia”.

L’origine del cristianesimo in Armenia è antichissima, la tradizione la colloca già al tempo della prima evangelizzazione, nel II secolo, tramite gli apostoli Taddeo e Bartolomeo.

La chiesa è anche chiamata "illustrata dalla luce", in riferimento al fatto che il suo progetto non fu frutto di architetti, ma di una visione celeste.

Studenti in visita alla chiesa, in ringraziamento della chiusura dell'anno scolastico e del ricevimento del diploma.

Particolare degli interni.

L'urna di S. Gregorio l'Illuminatore, custodita nella cattedrale omonima.

Il popolo degli Armeni ha una storia nazionale davvero unica, nell’ambito dei Paesi della cosiddetta Eurasia. L’attuale Repubblica Armena si trova nel Caucaso meridionale, stretta fra Turchia (a ovest), Georgia (a nord), Azerbaijgian (a est), Iran (a sud). I suoi confini attuali non sono quelli antichi, più volte modificati per le guerre che, nei secoli, hanno martoriato questa terra.

Il muro commemorativo in basalto, che fiancheggia il viale di accesso al memoriale, porta incisi i nomi delle località popolate da armeni dove furono effettuati massacri e deportazioni.

Il memoriale del genocidio armeno è dedicato alla memoria di oltre un milione e mezzo di armeni che caddero vittime del genocidio compiuto dal governo dei Giovani Turchi nel 1915-16.

La storia del popolo armeno è inevitabilmente legata al “grande genocidio”, quello che fu definito il “Grande Male”, il “Metz Yeghern”.

Martirio, genocidio, eccidio, comunque lo si chiami, la realtà è quella di una immane tragedia.

Armin Wegner, percorrendo assieme al popolo armeno nel deserto “la via senza ritorno”, eludendo i divieti delle autorità per impedire la diffusione di notizie sulle carovane dei deportati, è entrato nei campi, ha scattato fotografie e scritto un diario che per il popolo armeno costituisce una testimonianza preziosa.

Mousheghik, torturato a Van, mostra le mani con i tagli dopo la crocifissione, 1916.

Durante le “marce della morte” si moriva di sfinimento e fame, adulti e bambini.

Un grande pannello riporta la frase: "Chi oggi si ricorda dello sterminio degli armeni?", Adolf Hitler, 22 agosto 1939.

La prima guerra mondiale segna l’inizio del genocidio armeno. Gli Armeni vennero sistematicamente rastrellati in tutto il territorio turco. Si parla di 1.200.000 persone.

Cuore del complesso monumentale sono 12 imponenti piloni posti intorno alla fiamma eterna, che arde in memoria delle vittime.

La fiamma eterna che simboleggia le anime dei martiri. Ogni anno, il 24 aprile, migliaia di persone commemorano il genocidio con una visita al monumento.

Il pino con la targa che ricorda la visita di Papa Francesco nel giugno 2016.
Nel "Giardino dell'immortalità", accanto al Museo del Genocidio, i dignitari stranieri, in visita ufficiale al memoriale del genocidio, piantano un pino. Nel tempo, questa pineta è diventata un luogo specifico di memoria.

Il Matenadaran è il museo che raccoglie manoscritti di quasi tutti i settori della cultura e della scienza antica e medievale armena.

Sulla piattaforma antistante l'ingresso del complesso del museo, è posta la grande statua di Mashtots, monaco cristiano e teologo, che con i suoi studenti creò le basi della lingua armena, traducendo per la prima volta la Bibbia in armeno.

Il "Vardapet", il maestro che, con la sua carismatica guida, accompagna un giovane allievo nello studio delle discipline teologiche, delle arti e delle scienze.

Questo Museo conserva i manoscritti della grande attività letteraria del V secolo, che viene definito il “secolo d’oro della letteratura armena”.

Il vardapet Mesrop Mashtotz, che nel 405 creò l'alfabeto armeno.

La parola Matenadaran in armeno significa biblioteca, archivio, raccolta di manoscritti antichi.

La storia illustrata dell'Armenia, raccolta in questo manoscritto impreziosito da meravigliose miniature.

Antico erbario, con la descrizione delle piante medicinali e le loro proprietà, corredate da meticolose illustrazioni. Le opere di tal genere erano compilate nel medioevo soprattutto dai monaci che si occupavano di farmacia.

Il volume realizzato da Grigor Tatevatsi e i suoi discepoli, anno 1449.

Il libro delle Lamentazioni del mistico medievale Gregorio di Narek, anno 1173. Una raccolta di invocazioni a Dio di straordinario valore poetico.

Il Vangelo di Matteo, realizzato dallo scriba Grigor, nel 14° secolo.

Il Vangelo dei quattro evangelisti, realizzato dallo scriba Melkhisedek, datato 1338.

Le erbe e i semi utilizzati per ricavare i colori delle pitture.
